Due pensieri, a caldo, vanno ripresi, a mio modo di vedere, visti i risultati elettorali del primo turno a Galatone.
Il primo è rivolto agli immemori, ai denigratori, sempre in servizio, ai giovani, scarsamente informati, ai “nuovisti” della politica, i quali strombazzano di essere i protagonisti della “prima volta” e i “restauratori” del nostro vivere civile.
Il secondo riferimento - senza stolti richiami ad una mitica “società civile”, equivoca e sfruttata per i propri comodi, – è rivolto alla funzione dei partiti, nel contesto di una democrazia moderna, che sono ancora “strumenti indispensabili” del nostro vivere civile, anche se vanno rivisti, riformati e semplificati. Successivamente ed a proposito di leggi elettorali, bisogna trovare l’equilibrio tra la primaria esigenza di esprimere un governo di legislatura e la rappresentatività politica del paese. Sarebbero precisazioni fondamentali con tant’altre, da meditare nel “superficialismo” imperante. Sembra, per dirla con il Montale, che “tendono alla chiarità le cose scure”. Finalmente!!!
Nel nostro paese, mi sembra, stia accadendo qualcosa di simile alle amministrative del 6 maggio del 1990, quando – dopo la spaccatura della DC – si dissolse la governabilità a causa di “tiepidismi”, fughe e viltà; un impasto di dissolvenza e di divisione che è durato a lungo e continua ad accadere, nel contesto di forze partitiche, con il conseguente blocco di qualsiasi tentativo di razionale volontà unitaria e di riscatto della parte buona del proprio essere in politica.
Aspetti che, poco o niente, possono ottenere dal conforto accomodante degli altri. Spetta forse a chi ha patito processi irragionevoli, riprendere ed offrire al buon senso dei cittadini una verace ricapitolazione politica del proprio operato, senza affidarsi alla vacuità di opinioni distorte, di serrate in schieramenti preconcetti, a probabili saggi o al buonismo degli avversari.
Necessita, quindi, un ripensamento sulla primaria esigenza di una forte unitarietà da parte di coloro che hanno subito umiliazione come spesso in politica accade. Altrimenti la rilettura delle azioni compiute, rischia di tramutarsi in ipocrita esaltazione, propiziatrice di altri futuri seppellimenti!!!
Quasi mai vorremmo essere ciò che siamo. Un modello ignoto ci affascina e non si fa mai raggiungere perché si modifica man mano che ci accostiamo ad esso.
Ciò che potrebbe rendere la vita stuzzicante è la continua attesa di qualcosa di nuovo. Ma, una volta ottenuta, il fervore dell’interesse si spegne e non è sempre facile suscitarlo ancora.
L’Europa non esce dalla crisi, per i premi Nobel Krugman e Stiglitz l’austerity è un disastro per l’Europa. E’ vero? Quali le possibili alternative?
L’Europa si sta suicidando?
Due premi Nobel Paul Krugman e Joseph Stiglitz non si risparmiano in critiche.
Stiglitz: “Sta portando a una doppia recessione che potrebbe essere abbastanza grave. Probabilmente peggiorerà la crisi dell’euro. Le conseguenze nel breve termine saranno molto negative per l’Europa.
E Krugman: “L’Europa sta letteralmente commettendo un suicidio economico. L’economia sta peggiorando, e l’Europa in questo contesto non sta andando neanche nella direzione di migliorare i propri conti pubblici. I tassi sono ancora in rialzo e, come la Grecia ha mostrato, le misure di austerity non migliorano le dinamiche dei debiti”.
Ora se non vi è nascosta la volontà di lasciare al libero gioco delle forze di mercato che tende a svilupparsi con andamenti ciclici che alternano fasi di ripresa e di espansione a fasi di recessione e di crisi, se non si vuole far cumulare, catastroficamente, inflazione e disoccupazione, la necessità diventa quella di intervenire con una decisa politica di stabilizzazione nel fare in modo, cioè, che si incrementi nuova domanda, espandendo la spesa per consumi ed investimenti pubblici insieme con l’incentivazione dei consumi e gli investimenti privati mediante sgravi e sovvenzioni. Inoltre se attuare un’equa distribuzione del reddito significa anzitutto evitare che si verifichino forti concentrazioni di ricchezza nelle mani di poche persone, con conseguente stato di povertà per larghi strati della popolazione e con forti squilibri personali e sociali, anche questo tema deve essere affrontato in modo appropriato insieme pure con altri squilibri territoriali fra zone sviluppate e depresse. Un governo tecnico, composto da professori emeriti, altrimenti, che ci sta a fare? Rilevo e comunico un atto di amarezza e pure di accusa che vuole sottolineare, senza reticenze, l’atteggiamento di un mondo vicino e lontano, facile alla scarsa memoria anche se la stessa non è divenuta trascuratezza di contingente ricordo. Anzi, si può ben dire che, alla fine dell’altro secolo, sino all’oggi, alcuni frammenti del pensiero di illustri uomini democratici-cristiani e non solo, sono stati ripresi, ma quasi sempre con superficiale richiamo di convenienza. E’ mancata, infatti, la voglia, l’attitudine e le capacità di far tesoro e di mettere in pratica la ricchezza di alcuni magisteri e lo stile dei comportamenti di cittadini eminenti e di incomparabili servitori dello Stato. Grave rimozione questa che ha coinvolto, sino ad oggi, marcatamente, molti amministratori di nuova e vecchia pelle, preoccupati di più nel curare stravaganti cosmesi di opportunità personale al prezzo di infinite, infauste divisioni e conflittualità. Insomma, per non farla lunga, l’europeismo, ricco di ardimento per ottenere un consorzio di popoli, si è tradotto in una palese sofferenza democratica e travagliata dalla non politica!!! A questi nostri rappresentanti, quindi, mi viene da dire, compresi molti tecnocrati: “O quanta species, cerebrum non habet”!!!
Sin dai Trattati di Roma, ci siamo divisi in scettici e sostenitori della E.U.. L’approdo alla moneta unica, descritta con enfasi, è stata la panacea di tutti i mali?